Termoablazione dell’adenoma prostatico con vapore acqueo (Rezum)
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Competenze
Rezum per l’ipertrofia prostatica: indicazioni alla procedura
Quando è indicato il trattamento dell’adenoma prostatico con vapore acqueo?
La procedura è indicata per il trattamento dei sintomi minzionali associati all’ipertrofia prostatica quando la terapia medica risulta inefficace o in caso di pazienti intolleranti agli effetti collaterali dei farmaci.
I sintomi, secondari all’ostruzione del basso apparato urinario, possono essere:
- elevata frequenza minzionale, urgenza minzionale, ripetute minzioni notturne (sintomi della fase di riempimento)
- esitazione pre-minzionale, difficoltà a emettere le urine, mitto debole, prolungato, sfarfallante, intermittente o sgocciolante, minzione urente, necessità di utilizzare spinte addominali per urinare (sintomi della fase di svuotamento)
- sgocciolamento, sensazione di incompleto svuotamento vescicale (sintomi post minzionali).
Come funziona il trattamento Rezum per l’adenoma prostatico
Termoablazione prostatica con vapore acqueo: principio della tecnica
Rezum è un trattamento endoscopico mini-invasivo che sfrutta l’energia termica del vapore acqueo.
Il principio su cui si basa è il danneggiamento termico del tessuto prostatico e la sua conseguente riduzione di volume.
La procedura richiede pochi minuti e normalmente viene eseguita in sedazione affinchè il paziente non possa avvertire dolore.
Procedura endoscopica Rezum e riduzione del volume prostatico
Uno speciale dispositivo endoscopico viene inserito nell’uretra fino a raggiungere i lobi prostatici all’interno dei quali l’operatore eroga il vapore acqueo.
Il calore penetra così nel tessuto adenomatoso e ne determina un danno irreversibile che indurrà nel tempo una riduzione del volume prostatico e una graduale regressione dei sintomi.
Al termine della procedura viene inserito un catetere vescicale che il paziente dovrà mantenere per alcuni giorni.
Se necessario il catetere viene collegato a un sistema di lavaggio per limitare la formazione di coaguli in casi di sanguinamento post operatorio.
Terapie alternative alla termoablazione Rezum per l’ipertrofia prostatica
Alternative chirurgiche e farmacologiche per il trattamento dell’ipertrofia prostatica
- farmaci, fitoterapici, integratori: possono aiutare a controllare i sintomi ma non sono in grado di risolvere l’ostruzione in modo definitivo
- resezione prostatica mono o bipolare (TURP), vaporesezione laser
- incisione prostatica
- vaporizzazione bipolare o laser
- enucleazione endoscopica bipolare
- adenomectomia chirurgica, open o mini invasiva laparoscopica/robotica
- terapie ablative, es. termoablazione con vapore acqueo, acquablation, embolizzazione delle arterie prostatiche, laser interstiziale
- terapie non ablative, es. lift uretrale, iTIND
Conseguenze del mancato trattamento chirurgico dell’ipertrofia prostatica
Se il paziente rifiuta di sottoporsi al trattamento chirurgico dell’ipertrofia prostatica può sviluppare o peggiorare nel tempo i sintomi associati all’ostruzione vescicale come ad esempio: disturbi minzionali, sanguinamento, infezioni, calcolosi vescicale, insufficienza renale.
Con il passare del tempo l’ostruzione del basso apparato urinario potrebbe peggiorare fino a determinare ritenzione urinaria con necessità di cateterismo vescicale.
Un intervento chirurgico eseguito tardivamente potrebbe risultare più complesso e a maggior rischio di complicanze.
Inoltre una prolungata ostruzione del basso apparato urinario potrebbe determinare una perdita irreversibile (parziale o totale) della contrattilità vescicale e quindi pregiudicare i risultati dell’intervento disostruttivo.
Procedure accessorie durante la chirurgia laser della prostata
Dilatazione del meato uretrale e uretrotomia
Può succedere che il meato uretrale esterno o il canale uretrale presentino stenosi (restringimenti) o semplicemente un calibro insufficiente a consentire l’introduzione degli strumenti endoscopici necessari alla procedura.
In questi casi è necessario procedere, contestualmente all’intervento, a una dilatazione del meato/uretra o a una uretrotomia (sezione endoscopica del tratto stenotico con lama a freddo o sorgente laser).
Se ciò avviene potrebbe essere richiesto al paziente di mantenere il catetere vescicale più a lungo di quanto previsto.
L’esito successivo di queste manovre potrebbe essere un ulteriore restringimento del canale uretrale, con possibile necessità di re-intervento.
Coagulazione o resezione endoscopica del tessuto prostatico
In particolari situazioni può essere necessario interrompere la procedura laser per coagulare o resecare il tessuto prostatico con uno strumento (resettore) che utilizza corrente bipolare.
Nel caso della resezione (TURP) i frammenti vengono asportati al termine della procedura aspirandoli attraverso lo strumento endoscopico.
Litotrissia vescicale durante la procedura endoscopica
Durante l’esame endoscopico può succedere di riscontrare la presenza di calcoli vescicali, sfuggiti alla diagnostica per immagini effettuata prima dell’intervento.
In questi casi si procede all’asportazione dei calcoli, se necessario preceduta dalla frammentazione laser, attraverso gli strumenti endoscopici.
La litotrissia vescicale non presenta particolari rischi (fatta eccezione quello di una perforazione vescicale) e non modifica il decorso post operatorio della procedura endoscopica programmata.
Resezione endoscopica vescicale durante l’intervento laser alla prostata
Durante l’esame endoscopico può succedere di riscontrare incidentalmente la presenza di neoformazioni vescicali, ispessimenti di parete o aree sospette sfuggite alla diagnostica per immagini effettuata prima dell’intervento.
In questi casi si procede, se possibile, all’asportazione delle lesioni oppure a loro biopsia.
Raramente può essere indicato sospendere la procedura endoscopica programmata in attesa della diagnosi istologica.
La resezione endoscopica vescicale presenta il rischio di perforazione vescicale e sanguinamento e può modificare il decorso post operatorio della procedura endoscopica programmata.
Inserimento di stent ureterale durante la procedura endoscopica
In alcuni casi per proteggere i meati ureterali, se lesionati o resecati di necessità, è indicato inserire temporaneamente in uno o entrambi gli ureteri dei piccoli cateteri, denominati stent ureterali.
Tali dispositivi possono essere rimossi prima del termine della procedura oppure mantenuti in sede più a lungo.
Normalmente l’inserimento degli stent ureterali non modifica il decorso post operatorio della procedura endoscopica programmata, ma può necessitare una successiva cistoscopia ambulatoriale per la loro rimozione.