Prostatectomia radicale laparoscopica robot-assistita per il tumore della prostata

Prostatectomia radicale robotica: indicazioni alla procedura chirurgica

Quando è necessario sottoporsi all’intervento per il tumore della prostata?

La procedura è indicata in caso di tumore maligno della prostata confinato all’organo.

In casi particolari può essere indicata in caso di tumore non confinato all’organo in associazione con altre terapie (es. radioterapia, terapia ormonale).

Come si svolge la prostatectomia radicale laparoscopica robot-assistita

Obiettivo dell’intervento e rimozione della prostata

Lo scopo della procedura è la rimozione totale della prostata e delle vescicole seminali.

In alcuni casi viene associata la rimozione dei linfonodi loco-regionali che drenano la linfa dalla prostata e sono situati nello scavo pelvico.

L’intervento chirurgico viene effettuato in anestesia generale, con tecnica laparoscopica e mediante l’utilizzo del sistema robotico “Da Vinci”.

Tecnica laparoscopica robot assistita con sistema Da Vinci

La tecnica laparoscopica prevede l’accesso alla cavità addominale attraverso un piccolo foro eseguito sull’addome e l’insufflazione di anidride carbonica.

Vengono quindi inserite attraverso la cute piccole cannule (trocar) attraverso cui passano e si muovono gli strumenti all’interno della cavità addominale.

L’operatore che conduce l’intervento manovra gli strumenti robotici attraverso la postazione di controllo (console chirurgica) mentre uno o più assistenti operano di fianco al paziente aiutando il primo operatore con strumenti laparoscopici.

Linfadenectomia pelvica durante la prostatectomia radicale

Rimozione dei linfonodi iliaco-otturatori in caso di rischio metastatico

Se il rischio di metastasi linfonodali (calcolato pre-operatoriamente con i dati derivanti dagli esami clinici) è sufficientemente alto o se vengono riscontrati linfonodi sospetti durante l’intervento, si procede prima di tutto all’asportazione dei linfonodi iliaco-otturatori (linfadenectomia).

Prostatectomia nerve-sparing e preservazione della funzione erettile

Rimozione dei fasci neurovascolari e conseguenze sulla funzione sessuale

Per eseguire una procedura il più possibile radicale (prostatectomia extrafasciale) l’asportazione della prostata viene eseguita comprendendo i fasci neurovascolari deputati all’erezione, che decorrono a stretto contatto con la ghiandola.

A questo consegue la perdita totale della funzione erettile che potrà essere vicariata in seguito solo utilizzando farmaci o soluzioni protesiche.

Prostatectomia nerve-sparing: indicazioni e limiti della tecnica

In casi particolari la prostata può essere asportata risparmiando, o meglio cercando di danneggiare il meno possibile, i fasci neurovascolari (prostatectomia nerve-sparing) nell’intento di preservare la funzione erettile.

La procedura così eseguita espone a un aumentato rischio di sanguinamento e di asportazione incompleta del tumore (margini positivi).

La sua indicazione viene pertanto valutata attentamente in fase preoperatoria insieme al paziente, prendendo in considerazione:

  • l’età
  • i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari
  • le patologie associate
  • la funzione erettile pre-operatoria
  • l’anatomia della prostata
  • le caratteristiche del tumore.
L’opportunità di eseguire una procedura nerve-sparing viene valutata in ultimo in fase intra-operatoria, quando l’operatore è in grado di stabilire con più precisione il rischio di tumore non confinato all’organo, eventualmente con utilizzo di esame istologico estemporaneo.

Recupero della funzione erettile dopo prostatectomia radicale

E’ importante sapere che la preservazione delle strutture neurovascolari, anche se eseguita in modo tecnicamente corretto, non può garantire il mantenimento della funzione erettile che, soprattutto nei primi mesi dopo l’intervento, sarà deficitaria e necessiterà di una riabilitazione farmacologica.

L’asportazione della prostata inoltre non consentirà più la produzione e quindi l’emissione del liquido seminale, rendendo il paziente sterile.

Incontinenza urinaria dopo prostatectomia radicale

Rischio di perdita urinaria dopo l’intervento alla prostata

Un altro aspetto importante legato all’asportazione radicale della prostata è il rischio di incontinenza urinaria.

Durante la procedura è possibile che si determini un indebolimento dello sfintere striato dell’uretra, il muscolo deputato alla continenza delle urine.

Sebbene normalmente l’operatore ponga la massima attenzione al risparmio delle fibre dello sfintere, fattori anatomici e/o la presenza del tumore nella parte apicale della ghiandola possono rendere difficile o poco prudente il risparmio di queste strutture.

Nella maggior parte dei casi l’incontinenza urinaria conseguente all’intervento è temporanea e si risolve spontaneamente o con l’aiuto della terapia riabilitativa.

In casi più rari può rendersi necessario un intervento correttivo.

Catetere vescicale e drenaggio dopo prostatectomia radicale robotica

Ricostruzione dell’uretra e gestione post operatoria

L’asportazione radicale della prostata prevede l’interruzione della via urinaria (uretra) e il successivo collegamento dell’uretra con il collo vescicale mediante punti di sutura.

Per questo motivo al termine della sutura viene inserito un catetere vescicale che avrà il compito di drenare le urine per il tempo necessario (di solito 7-10 giorni) al ripristino della via urinaria.

Può essere necessario inoltre inserire un tubo di drenaggio in addome, che viene rimosso di solito dopo 24-72 ore.

Estrazione della prostata al termine dell’intervento laparoscopico

Al termine della procedura laparoscopica la prostata, inserita in apposito sacchetto, viene estratta attraverso una delle incisioni addominali utilizzate per i trocar.