Impianto di protesi peniena idraulica per la disfunzione erettile
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Competenze
Protesi peniena idraulica: indicazioni alla procedura chirurgica
Quando è necessario sottoporsi all’impianto di una protesi peniena?
La procedura è indicata in caso di disfunzione erettile quando altre opzioni terapeutiche risultano inefficaci, controindicate o non gradite da parte del paziente.
Inoltre può essere indicata per la correzione di gravi curvature del pene eventualmente in associazione con intervento di corporoplastica.
Come si svolge l’intervento di impianto della protesi peniena idraulica
Funzionamento della protesi peniena idraulica
La procedura consiste nell’impianto di un dispositivo protesico che permetta al pene di raggiungere un’erezione idonea ai rapporti sessuali.
La protesi idraulica del pene, costituita da due cilindri, un serbatoio e una pompa, viene attivata dal paziente quando desidera ottenere l’erezione e disattivata dallo stesso quando desidera mantenere il pene in stato di flaccidità.
Tecnica chirurgica per l’inserimento della protesi peniena
La procedura può essere effettuata in anestesia loco-regionale o generale.
L’operatore può effettuare l’impianto attraverso un’incisione all’angolo peno-scrotale (approccio peno-scrotale) o tra la base del pene e il pube (approccio infrapubico).
Per l’inserimento dei cilindri all’interno dei corpi cavernosi è necessario effettuare una dilatazione preventiva.
La misurazione delle cavità così create nei corpi cavernosi consente di selezionare le dimensioni dei cilindri più idonee al caso specifico.
Il serbatoio viene inserito in addome e la pompa all’interno dello scroto sfruttando la stessa incisione eseguita per l’inserimento dei cilindri.
In casi particolari per inserire il serbatoio può essere necessario praticare un’incisione addominale aggiuntiva.
Al termine della procedura l’operatore verifica il funzionamento del dispositivo che verrà mantenuto con i cilindri in stato di rigidità per le prime 24-48 ore a scopo emostatico.
Informazioni importanti prima dell’impianto di una protesi peniena idraulica
La protesi peniena è una soluzione definitiva e irreversibile
E’ molto importante considerare che l’impianto di una protesi peniena deve essere considerata una soluzione irreversibile. L’intervento infatti crea alterazioni irreversibili alla circolazione sanguigna del pene, rendendo impossibile l’ottenimento dell’erezione con farmaci o altri presidi in caso la protesi dovesse essere rimossa.
Rischio di infezione della protesi peniena
L’infezione di qualsiasi dispositivo protesico, quindi anche delle protesi peniene, difficilmente può essere curata solo con gli antibiotici.
In queste situazioni è necessario rimuovere chirurgicamente la protesi che potrà essere sostituita solo in un secondo tempo una volta guarita l’infezione.
Tuttavia i risultati di un secondo impianto possono non essere gli stessi del primo a causa della fibrosi che si verifica nel pene dopo l’infezione e l’intervento di rimozione della protesi.
Inoltre i re-impianti sono interventi gravati da un tasso di infezioni molto alto.
Dimensioni del pene dopo l’impianto della protesi peniena
La percezione che ha la maggior parte dei pazienti sottoposti a impianto di una protesi peniena è la riduzione delle dimensioni del pene.
Questo si verifica principalmente perchè il pene al momento dell’impianto della protesi ha già perso le sue dimensioni originarie a causa della disfunzione erettile.
Inoltre la protesi determina l’erezione artificiale esclusivamente attraverso l’irrigidimento dei corpi cavernosi, senza un loro allungamento e senza un rigonfiamento del glande.
Cosa aspettarsi dopo l’impianto della protesi peniena
L’intervento non persegue scopi diversi dalla correzione della disfunzione erettile, il paziente non deve pertanto attendersi:
- un incremento delle dimensioni del pene;
- la risoluzione di eventuali pre-esistenti disfunzioni eiaculatorie;
- un aumento del desiderio sessuale.
Possibili difficoltà durante l’intervento di impianto
In alcuni casi (molto rari) l’operatore può constatare durante la procedura l’impossibilità di inserire una protesi peniena, ad esempio in presenza di grave fibrosi dei corpi cavernosi oppure come conseguenza di complicanze intraoperatorie (es. perforazione dell’uretra).
Durata della protesi peniena e necessità di sostituzione
Il dispositivo protesico non prevede interventi di “manutenzione” nel corso degli anni ma in caso di guasti o perdita di liquido dal sistema idraulico parte dei componenti o eventualmente tutto il sistema dovranno essere sostituiti.
Indicazioni per futuri interventi chirurgici ed esami diagnostici
In caso di futuri interventi chirurgici sull’addome (es. ernioplastica inguinale) si consiglia al paziente di dichiarare al chirurgo della presenza del dispositivo protesico, al fine di evitare il danneggiamento degli elementi.
In caso di futuri esami di imaging addominale (es. ecografia, TC, RM) si consiglia al paziente di dichiarare al radiologo la presenza del dispositivo protesico al fine di evitare diagnosi improprie.
Alternative all’impianto di protesi peniena idraulica
Altri trattamenti per la disfunzione erettile
Le alternative all’impianto di una protesi idraulica del pene sono:
- farmaci orali (inibitori delle fosfodiesterasi 5);
- iniezione intracavernosa (direttamente nel tessuto erettile del pene) di farmaci vasodilatatori;
- vacuum device (pompa a vuoto);
- impianto di protesi peniena malleabile (non idraulica).
Procedure accessorie durante l’impianto della protesi peniena
Dilatazione del meato uretrale e uretrotomia
Può succedere che il meato uretrale esterno o il canale uretrale presentino stenosi (restringimenti) o semplicemente un calibro insufficiente a consentire l’introduzione del catetere.
In questi casi è necessario procedere, contestualmente all’intervento, a una dilatazione del meato/uretra o a una uretrotomia (sezione endoscopica del tratto stenotico con lama a freddo o sorgente laser).
Se ciò avviene potrebbe essere richiesto al paziente di mantenere il catetere vescicale più a lungo di quanto previsto.
L’esito successivo di queste manovre potrebbe essere un ulteriore restringimento del canale uretrale, con possibile necessità di re-intervento.
Lisi delle aderenze balano-prepuziali
Può succedere che vi siano aderenze tra la mucosa del glande e il foglietto interno del prepuzio.
Nel caso l’operatore ritenga opportuno effettuare la lisi (il distacco delle aderenza) è possibile che parte del glande rimanga disepitelizzato e richieda più tempo per guarire.
Rimodellamento del pene dopo protesi peniena: manovra di Wilson
La procedura è indicata quando, dopo l’inserimento della protesi, sia presente una curvatura lieve-moderata del pene determinata dalla presenza di una placca fibrotica della tunica albuginea (malattia di Peyronie).
Al termine della procedura chirurgica l’operatore effettua una flessione forzata del pene in direzione opposta alla curvatura (con la protesi attiva) allo scopo di provocare una frattura della placca fibrotica e raddrizzare il pene.
Se viene eseguita questa manipolazione è da considerare come possibile complicanza aggiuntiva la perforazione dei corpi cavernosi e dell’uretra.
Corporoplastica associata all’impianto di protesi peniena
La procedura è indicata quando, dopo l’inserimento della protesi, sia presente una curvatura significativa del pene tale da pregiudicare i rapporti sessuali e non correggibile con la semplice manipolazione del pene (manovra di Wilson).
L’obiettivo principale è quello di ottenere un raddrizzamento funzionale del pene, tale da permettere i rapporti senza difficoltà o dolore.
Potrà pertanto residuare dopo l’intervento una lieve curvatura che non interferisce sulla funzione dell’organo.
Di solito è necessario effettuare un accesso chirurgico aggiuntivo con un’incisione circolare alla base del glande.
Il pene viene così “svestito” dai suoi involucri cutanei per avere accesso a tutta l’asta del pene.
Per correggere la curvatura può essere necessario mobilizzare il fascio neuro-vascolare dorsale.
Esistono diverse tecniche per correggere la curvatura, alcune di esse prevedono l’incisione della tunica albuginea con o senza l’esecuzione di suture, altre che prevedono l’innesto di patch di tessuto autologhi o eterologhi.
A seconda dei casi può essere inserito un drenaggio sottocutaneo.
Ricostituiti i piani viene infine eseguita la circoncisione con sutura circolare e fili riassorbibili.
La corporoplastica aumenta la complessità dell’intervento e le possibili complicanze.
Si riscontrano infatti con maggiore frequenza:
- gonfiore del pene;
- ematoma del pene;
- infezione della protesi;
- riduzione della sensibilità o disestesie (es. formicolii) del glande;
- alterazioni ischemiche del glande fino alla necrosi;
- percezione tattile dei punti di sutura applicati in profondità;
- comparsa di noduli sottocutanei (di solito secondari ai punti di sutura);
- recidiva o comparsa di una diversa curvatura;
lesioni vascolari o nervose.